Le evoluzioni della cucina romana dal 400 ai giorni nostri in mostra fino al 3 settembre
31 agosto, 2010 Articolo di La Voce
ROMA - Dal "De arte quoquinaria" del cuoco del Patriarca di Aquileia Mastro Martino con la sua visione salutistica dell’alimentazione e la recita di misere e pater noster a mo’ di timer per rispettare i tempi di cottura fino ai "piatti del popolo" del XIX secolo che con saporiti condimenti trasformano le parti minori degli animali in insuperabili pietanze quali la coda alla vaccinara, la trippa e la pajata, la coratella a base di polmoni, cuore e fegato d’agnello, le "animelle" e il cervelletto fritto. Le evoluzioni della cucina romana dal Quattrocento ai giorni nostri saranno in mostra a Roma dal 30 agosto al 3 settembre nei giardini di piazza Vittorio. Un excursus gastronomico organizzato da Colline Romane che di certo non trascurerà l’esercizio del palato con gli immancabili angoli dedicati alla degustazione. Si potrà sapere tutto sulla tradizione del "cottìo", l’asta del pesce della vigilia di natale che si è tenuta al Portico d’Ottavia dal Medioevo fino all’Unità d’Italia, ma anche riscoprire la dimenticata "minestra con l’arzilla" a base di broccoli e razza considerata una delle specialità romane per eccellenza benché oggi siano pochi i romani che la conoscono. E ancora i mutamenti nelle cucina italiana con l’arrivo dei "bastimenti carichi di…" dall’America: patata, pomodoro, tabacco, mais, zucca, ananas, cacao, vaniglia, avocado, fagiolo rosso, papaia, peperone, tacchini. Mentre da Oriente, oltre alle spezie, al riso, agli agrumi, alla pesca ed all’albicocca stavano arrivando la melanzana, il caffè ed il te. (31 agosto 2010 - www.lavocedelnordestromano.it)









