Il sindaco “progetta” il ritorno delle scritte fasciste nella piazza di Guidonia. In vista restyling della retorica mussoliniana
30 agosto, 2010 Articolo di La Voce
GUIDONIA - Via dal palazzo comunale l’insegna posticcia “Guidonia M. Celio”, avanti le scritte fascistissime che nel Ventennio hanno “popolato” indisturbate la piazza della città fondata dal Duce nel 1937. A riaprire le porte alla retorica mussoliniana il sindaco-architetto Eligio Rubeis che - ora che si sta completando il restauro della cittadella razionalista - ha deciso di ripristinare le scritte asportate dopo la caduta del regime e l’avvento della Repubblica. La più imponente occupava l’intera facciata laterale di una delle ali del municipio, quella dove attualmente ci sono gli uffici dell’Urbanistica e dei Servizi sociali. Alta tre piani con le lettere di travertino in rilievo. “Il popolo italiano - è il testo ancora visibile chiaramente nelle foto d’epoca - ha creato col suo sangue l'impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi. In questa certezza suprema levate in alto legionari le insegne, il ferro e i cuori a salutare, dopo quindici secoli, la riapparizione dell'impero sui colli fatali di Roma. Ne sarete voi degni? (sì) Questo grido è come un giuramento sacro che v'impegna dinnanzi a Dio e dinnanzi agli uomini per la vita e per la morte. Camicie nere, legionari. Saluto al Re". Firmato: Mussolini. Parole pronunciate alla proclamazione della sovranità italiana sull'impero etiopico e riproposte nella piazza principale di Guidonia, città di fondazione plasmata in puro stile razionalista. Per ora l’annuncio del sindaco non ha prodotto nessuna reazione. Nemmeno da parte dell’opposizione consiliare. La stessa che nel 2003 cantò Bella Ciao quando un’altra amministrazione di centrodestra decise di “restituire” a via Gramsci l’intitolazione originaria all’eroe fascista Aldo Chiorboli. Anche se per il sindaco la politica in questa decisione – dice – c’entra poco: i motivi sono tutti architettonici e “sposano” una impostazione filologica del restauro. “La storia lascia segni che non si possono cancellare. Servono per ricordare, nel bene e nel male”. Precisazioni o no, la polemica sembra scontata. (30 agosto 2010 – www.lavocedelnordestromano.it)









